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EMDR

Di cosa si occupa?

Quando una persona sperimenta un evento di vita emotivamente molto stressante, può non essere in grado di integrarne tutte le componenti nella propria esperienza. Sensazioni fisiche, emozioni, pensieri e immagini associate all’evento diventano pertanto “congelate nel tempo”, e in assenza di trattamento, questo può portare a gravi sintomi e comportamenti disadattivi.
In generale EMDR distingue e si occupa sia di traumi T (con la t maiuscola) che di traumi t (con la t minuscola). Alla prima categoria appartengono incidenti, catastrofi naturali, abusi sessuali, maltrattamenti ecc, mentre alla seconda categoria appartengono episodi riferiti a situazioni relazionali disturbanti vissute in età evolutiva (ma non necessariamente), ritenuti di minore minacciosità ma non per questo prive di effetti negativi nella vita adulta.

Le emozioni, i pensieri, le sensazioni fisiche disturbanti collegati a tali avvenimenti possono riattivarsi nel presente in seguito all’’esposizione a stimoli simili (ad esempio luoghi, avvenimenti, situazioni, relazioni, atteggiamenti) che in qualche modo li richiamano.

Spesso il collegamento con la memoria traumatica non è cosciente e la persona non è in grado di riconoscerlo, si sente come in balia di qualcosa di negativo dal quale non riesce a sottrarsi.

 

Cosa accade nell’EMDR?

Durante l’EMDR, il terapeuta lavora con il paziente per l’identificazione del problema specifico, oggetto della terapia. Utilizzando un protocollo strutturato, il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento o dell’aspetto disfunzionale evidenziando componenti mnestiche, cognitive, emotive e corporee aiuta l’elaborazione mediante movimenti guidati degli occhi o altre stimolazioni bilaterali degli emisferi cerebrali. La stimolazione fisiologica attivando il sistema innato di elaborazione dell’informazione ed agendo su processi inerenti l’immagazzinamento della memoria, consente di integrare le informazioni che sono rimaste bloccate al momento dell’evento stressante. In questo modo il ricordo non viene cancellato, ciò che si verifica è invece una riduzione della carica emotiva disturbante, così che la persona possa ricordare l’evento senza esserne sopraffatto.

In seguito al trattamento con la terapia EMDR, le persone spesso si sentono più leggere, più libere e più consapevoli.

Il triplice approccio globale utilizzato nell’’EMDR si rivolge
alle esperienze passate (passato)
alle attuali cause di stress (presente)
ai pensieri ed alle azioni desiderate (futuro).

Il trattamento con l’EMDR può durare da un minimo di 1-3 sedute, ad un anno e più per i problemi più complessi. Il tipo di problema, le circostanze di vita e l’entità dei traumi passati determineranno il numero di sedute necessarie.

L’EMDR può inserirsi nell’ambito di una psicoterapia più complessa, come tecnica risolutiva per sintomi particolarmente disturbanti.

 

Come ci accorgiamo di soffrire di sintomi post traumatici?

Uno dei segnali può essere pensare spesso, provando un certo livello di disagio, ad eventi traumatici o dolorosi che ci sono successi, oppure avere flash back sul ricordo, incubi frequenti, forte ansia o paura in situazioni particolari. Può capitare di trovarsi a rivivere le emozioni e le sensazioni corporee provate durante l’evento come se stesse accadendo nel presente. A volte non si ricorda un evento traumatico specifico, ma si sa che in risposta a determinati eventi o situazioni si sperimenta una reazione più forte rispetto alle altre persone.

Altre volte si evitano situazioni o rapporti a causa del dolore passato che si teme di rivivere anche nel presente.

 

E’ efficace?

Vari studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia dell’EMDR, nella terapia del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) (Carlson et al., 1998; Marcus Marquis e Sakai, 1997; Rothbaum, 1997; Scheck et al, 1998; Wilson et al, 1995; Wilson et al, 1997) e in tutta una serie di altri disturbi come:

fobie (Kleinknecht, 1993)

attacchi di panico (Goldstein e Feske, 1994; Nadler, 1996)

ansia da prestazioni sul lavoro (Foster e Lendl, 1996)

disturbi da dismorfismo corporeo (Brown, McGoldrick e Buchanan, 1997)

traumi nei bambini (Greenwald, 1994)

riduzione dei dolori cronici (Hekmat, Groth e Rogers, 1994)

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